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Cronaca di un avvenimento 5 sett. 2005
Questa mattina, lunedì il giorno dopo il mio matrimonio, mi sono svegliato alla solita ora e si è deciso quanto segue. Donatella e Diana restano a casa, io e mamma Gina andiamo ad accompagnare Martina alla stazione di TN, dove ha prenotato un posto sull'intercity per Pescara delle 10 e dieci. Deve essere ad Aquila perchè giorno sette deve dare un esame di chimica all'università. Ci dobbiamo incontrare con Luciano e Giovanna alla stazione. La giornata è soleggiata e noi aspettiamo finchè il treno proveniente da Bolzanonon parte alle 10 e trenta precise.
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Visita alla chiesa più antica di TN
Il treno è partito e noi si ha a disposizione alcune ore prima di ritornare a casa per il pranzo.Decidiamo di andare a visitare il monumento sul Doss Trento a Cesare Battisti e ci rechiamo nei pressi della rampa che dovrebbe condurci al sito. Parcheggiate le macchine, non senza difficoltà, nelle vicinanze dell'ingresso ci accorgiamo dalla tabella apposta sul cancello che di lunedì è praticamente impossibile visitare musei o luoghi archeologici sul suolo trentino. Allora si decide per una visita alla chiesa di San Apollinare nei pressi dell'antico quartiere di Piedicastello. Dopo il ponte di San Lorenzo sulla ferrovia , si attraversa l'altro ponte dopo la rotonda e si è subito alla Chiesa di Sant'Apollinare e si riesce anche a parcheggiare nei pressi del cancelletto d'ingresso. La chiesa di S. Apollinare risale al XIV secolo anche se le sue origini sono probabilmente più antiche (la dedicazione a S. Apollinare, vescovo di Ravenna nel quinto secolo lo confermerebbe). Il tetto, con due ripidissimi spioventi, è caratterizzato da una copertura a scandole (rivestimento in legno tipico di alcune zone dell'arco alpino). Nella facciata molto semplice si aprono tre ordini di finestre e il portale in stile tardo romanico. Successivo (XIX secolo) è invece il rosone. Alla base del campanile romanico si trova un sarcofago trecentesco con una scultura raffigurante un monaco portato in cielo dagli angeli. Nella costruzione della chiesa fu impiegato anche materiale proveniente da edifici risalenti al periodo romano di cui rimane traccia nei muri e nelle lesene, tra cui un'epigrafe risalente al 23 a.C., uno dei più antichi reperti di questo genere finora ritrovati in Trentino. L'interno è diviso in due spazi di forma quadrata, ognuno dei quali è sormontato da una cupola ottagonale. Recenti restauri hanno portato alla luce resti di un ciclo affrescato. I tre altari marmorei risalgono al '700 mentre il presbiterio accoglie la pala di S. Apollinare (1517) e il settecentesco crocifisso ligneo che, fino a pochi anni fa, era ospitato in un'edicola che si trovava sul soprastante Dos Trento. Da ricordare infine il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, attribuito a Nicolò da Padova (presunto seguace di Giotto). Lo sfregio nel viso della Madonna proverrebbe da un colpo di lancia di un soldato dell'esercito del Vendòme, per cui questo resto di un affresco più grande venne tolto dalla parete esterna. La pala dell'altar maggiore con il Santo Apollinare viene attribuita ad Altdorfer. Le originarie forme romaniche della chiesa hanno subito, nel corso dei secoli, vari rimaneggiamenti Così il tetto a due spioventi molto ripidi sulla famosa incisione del Durer (1493) è riprodotto con inclinazione molto minore. Nel 1760, per le continue inondazioni dell'Adige il pavimento ha dovuto essere rialzato di oltre due metri Il portale romanico venne preso dalla costruzione anteriore. L'interno è costituito da due piccoli basamenti quadrati, sopra i quali si ergono in alto due cupole, suddivise in otto spicchi da listelle in rilievo. Resti di affreschi sono visibili sulla parete posteriore vicino all'ingresso.
Una pietra murata all'esterno della chiesa di Sant'Apollinare a Trento, a pochi metri dalla riva destra del fiume Adige, ricorda i tempi della colonizzazione romana. La lapide di Marco Apuleio, una lastra in calcare bianco, incisa in caratteri latini, si staglia sullo sfondo rosato di un pilastro angolare. La datazione risale al 23 avanti Cristo. Nei primi secoli del secondo millennio il risveglio romanico porta fervore di attività costruttiva tra città, paesi, località solitarie del Trentino. Il linguaggio della pietra si esprime in forme di poetica elementarità come a San Romedio in valle di Non, vicino a Sanzeno, dove furono martirizzati nel 397 i missionari Sisinio, Martirio e Alessandro. Un luogo che Caspar David Friedrich avrebbe amato. Si entra tra irte gole rocciose e si raggiunge il santuario. Abbarbicato in cima a una rupe, il santuario conserva al suo interno, nella parte più alta e antica (portale d'ingresso alla cappella di San Nicolò e sacello), preziose sculture in pietra rossa e bianca: figurazioni antropomorfe, animali, capitelli. Il duomo di Trento è il maggiore monumento religioso della regione. Armonizza elementi romanici e gotici, padani e nordici. Le pareti della cattedrale si elevano come grandi pagine, serbando nella sovrapposizione dei conci calcarei i segni lasciati dagli artisti e dalla comunità (Decorazioni, epigrafi, lastre tombali).
TN, Chiesa S. Apollinare "Mamma Gina in preghiera" Tornando verso la città vediamo dietro ai coperti in lamiera della stazione delle autocorriere la vetusta chiesa di San Lorenzo. Riportata da poco nelle sue primitive forme romaniche questa chiesa è un bell'esempio per un restauro radicale, ma saggio di un edificio, che nei secoli passati era diventato fatiscente e al quale le bombe dell'ultima guerra hanno dato il resto. Questa chiesa, eretta originariamente come abbazia dei Benedettini. due secoli dopo fu presa in carica dai Domenicani, che la tennero fino all'inizio del '700. Le lunghe aie del fabbricato annesse alla chiesa furono in seguito adibite a prigioni. a riformatorio per ragazze cadute, e, ai tempi del fascismo, come «Casa per la Gioventù fascista», tutte attività poco confacenti ai luoghi sacri. La chiesa è situata parecchio sotto il livello stradale attuale, cosicché nella grande alluvione del 1966 si trovava circa tre metri sott'acqua!
Uscendo dalla chiesa ci si trova subito di fronte ad un'ampio piazzale alberato, dominato dal monumento a Dante, con a fianco una bel parco. Questo monumento di notevole valore artistico fu creato dallo scultore Cesare Zocchi ed inaugurato l'11 ottobre 1896, quando Trento era ancora austriaca; Sergio Benvenuti «<Storia del Trentino») scrive a proposito: «...che ci fosse dello spirito irredentistico nelle intenzioni dei promotori dell'opera e che il monumento stesso si presentasse ricco di allegorie che si richiamavano efficacemente al desiderio dell'unione, anche politica, del Trentino alla madrepatria, non era un mistero per nessuno, e meno che meno per la sospettosa polizia della città...» La mano di Dante è protesa verso nord come per respingere chi osasse avvicinarsi. |